La neuropsicologia è la disciplina scientifica che studia i deficit cognitivi (percezione, attenzione, linguaggio, memoria, pensiero, ecc.), comportamentali ed emotivi-motivazionali causati da lesioni o disfunzioni del sistema nervoso centrale (SNC), in particolare della corteccia dei due emisferi cerebrali, di strutture corticali (tra cui talamo, gangli della base, ipotalamo ed amigdala) e dei fasci di sostanza bianca che collegano le diverse aree corticali tra loro e con le strutture sottocorticali. La neuropsicologica clinica nello specifico si occupa di applicare tali conoscenze alla diagnosi e riabilitazione.
La valutazione delle funzioni cognitive avviene attraverso un’attenta analisi delle stesse e si può effettuare attraverso un esame di base comune a tutti i pazienti seguito dall’approfondimento delle specifiche caratteristiche cliniche del caso. Una volta ottenuto un profilo generale del paziente, l’esaminatore con adeguata preparazione neuropsicologica, sceglierà quali dei test utilizzare sulla base delle peculiarità del soggetto. Una volta raggiunta la diagnosi, si illustrano le possibilità di trattamento e le aspettative a breve e a lungo termine al paziente e ai suoi familiari.
Le finalità dell’esame neuropsicologico sono:
La prima visita è finalizzata ad ottenere un profilo neuropsicologico, seppur sommario, per formulare un’ipotesi interpretativa sulle problematiche riscontrate. Si possono individuare le seguenti fasi:
Nella seconda ed eventualmente successive visite (a seconda della gravità e complessità del caso e del grado di collaborazione del paziente) si andranno ad approfondire ulteriormente i deficit riscontrati attraverso prove selezionate ad hoc al fine di fornire una diagnosi. Il secondo incontro può anche essere finalizzato a programmare l’intervento riabilitativo analizzando attraverso la somministrazione di prove ecologiche le situazioni che creano difficoltà al paziente, ovvero le disabilità, l’impatto che il deficit ha nella vita quotidiana.
Emerge così come il processo della valutazione neuropsicologica è sia di tipo quantitativo (quanto è grave la compromissione) che di tipo qualitativo (quali abilità sono compromesse).
Una volta individuate le aree di maggiore difficoltà attraverso il percorso di valutazione si passa alla presa in carico del paziente attraverso un lavoro riabilitativo e di supporto al paziente e parallelamente di sostegno alla famiglia, nell’ottica di un approccio globale e multidisciplinare. Nel caso di bambini ed adolescenti altro aspetto importante è la collaborazione ed il confronto costante con genitori, insegnanti ed educatori al fine di condividere strategie e modalità efficaci per la comprensione e la gestione del funzionamento cognitivo, motivazionale ed emotivo del soggetto.
La riabilitazione neuropsicologica aiuta la persona a ri-apprendere e rafforzare le abilità cognitive e comportamentali, che permettono un adattamento dell’individuo più funzionale al suo ambiente di vita.
Si tratta di un processo terapeutico orientato al raggiungimento del massimo grado possibile di autonomia e di indipendenza (funzioni adattive) attraverso il recupero e/o la compensazione delle abilità cognitive e comportamentali compromesse, con un miglioramento della qualità di vita del paziente nel suo ambiente familiare, scolastico e sociale.
Il neuroriabilitatore è tenuto a considerare la natura del contesto, la qualità dell’obiettivo ed il modo in cui esso viene proposto al paziente, cioè in termini di quesito cognitivo suddiviso in sotto-obiettivi sequenzialmente collegati.
Il programma di riabilitazione è individualizzato e fornisce un insieme di esercizi di difficoltà graduale che sfruttano il costrutto di plasticità cerebrale (ovvero la potenzialità del cervello di variare funzione e struttura non solo durante il suo periodo di sviluppo, ma anche durante la vita adulta).
Si tratta di un vero e proprio “allenamento”. Per ottenere risultati efficaci l’intervento si svolge per un’ora al giorno, quattro volte alla settimana fino a quando non si registrano miglioramenti delle funzioni cognitive compromesse, rivalutate dopo almeno sei mesi dall’inizio del trattamento.
Gli strumenti utilizzati possono essere di tipo vocale, carta-matita, agende, diari, uso guidato del calendario, cartine geografiche, mappe, lavagne, registratori, liste ed elenchi, mnemotecniche e ausili computerizzati (Mazzucchi – 1999; Wilson – 1989). Prossimamente ci sarà la possibilità di svolgere l’attività riabilitativa anche da remoto attraverso la teleriabilitazione.
L’equipe di Resana intende così offrire una presa in carico globale e multidisciplinare per lavorare da più punti di vista sulla riacquisizione delle funzioni cognitive compromesse e per sostenere ed integrare la famiglia nel processo terapeutico così da migliorare sia le abilità di vita quotidiane del paziente che il sistema familiare, scolastico/lavorativo e sociale in cui vive.