Il legame uomo-animale e la sua valenza terapeutica affondano le loro origini nell’antica Grecia dove il medico Ippocrate (460-360 a.C.) consigliava la compagnia degli animali domestici per i problemi d’insonnia e legati allo stress. L’espressione pet-therapy fu primariamente introdotta nell’ambito della psicoterapia evolutiva da Boris Levinson, neuropsichiatra infantile, che, nel 1961, descrisse i benefici derivanti dagli incontri con i bambini e adolescenti quando portava il suo cane Jingles in studio. Il termine inglese deriva dall’unione di due componenti: pet, animale d’affezione, e therapy, cura, terapia.
In Italia la pet therapy era già stata riconosciuta come cura ufficiale dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2003. Nonostante tale riconoscimento, però, per molti anni è mancato un riferimento normativo specifico in materia. É dunque a partire da queste premesse che il Centro di Riferimento per le Scienze comportamentali e la Salute mentale dell’Istituto Superiore di Sanità, il Centro di Referenza Nazionale per gli IAA e il Ministero della Salute hanno istituito nel 2009 un tavolo tecnico di esperti allo scopo di colmare il vuoto legislativo in materia di Interventi Assistiti con gli Animali (IAA), standardizzare i protocolli operativi e armonizzare l’attività degli operatori che svolgono questo tipo di intervento. Si è giunti quindi all’elaborazione di “Linee Guida Nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA)”, approvate in Conferenza Stato-Regioni nel marzo 2015.
Gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) hanno valenza terapeutica, riabilitativa, educativa e ludico-ricreativa e prevedono l’impiego di animali domestici quali cane, cavallo, asino, gatto e coniglio. Tali interventi sono rivolti prevalentemente a persone con disturbi della sfera fisica, neuromotoria, mentale e psichica, dipendenti da qualunque causa, ma possono essere indirizzati anche a individui sani.
La corretta applicazione degli IAA richiede il coinvolgimento di una équipe multidisciplinare composta, a seconda del tipo di intervento, da figure sanitarie, pedagogiche e tecniche con diversi compiti e responsabilità. In base agli ambiti di attività gli IAA si classificano in:
- Terapia assistita con gli animali (TAA) Intervento a valenza terapeutica finalizzato alla cura di disturbi della sfera fisica, neuro e psicomotoria, cognitiva, emotiva e relazionale, rivolto a soggetti con patologie fisiche, psichiche, sensoriali o plurime, di qualunque origine. L’intervento è personalizzato sul paziente e richiede apposita prescrizione medica. La riabilitazione equestre, ad esempio, è una TAA che prevede l’impiego del cavallo.
- Educazione assistita con gli animali (EAA) Intervento di tipo educativo che ha il fine di attivare e sostenere le risorse dell’individuo, migliorando le sue capacità relazionali e favorendone l’inserimento sociale. L’intervento può essere anche di gruppo e promuove il benessere delle persone nei propri ambienti di vita, particolarmente all’interno delle istituzioni in cui l’individuo deve mettere in campo capacità di adattamento. L’EAA contribuisce a migliorare la qualità di vita della persona e a rinforzare l’autostima del soggetto coinvolto. Attraverso la mediazione degli animali domestici vengono attuati anche percorsi di rieducazione comportamentale. L’EAA trova quindi applicazione in diverse situazioni quali, ad esempio:
- prolungata ospedalizzazione o ripetuti ricoveri in strutture sanitarie;
- difficoltà dell’ambito relazionale nell’infanzia e nell’adolescenza;
- disagio emozionale e psicoaffettivo;
- difficoltà comportamentali e di adattamento socio-ambientale;
- situazioni di istituzionalizzazione di vario tipo (istituti per anziani e per pazienti psichiatrici, residenze sanitarie assistenziali, comunità per minori, carceri, ecc.);
- condizioni di malattia e/o disabilità che prevedano un programma di assistenza domiciliare integrata.
- Attività assistita con gli animali (AAA) Intervento con finalità di tipo ludico-ricreativo e di socializzazione attraverso il quale si promuove il miglioramento della qualità della vita e la corretta interazione uomo-animale. Non rientrano nelle AAA le attività sportivo-agonistiche con animali. Nelle AAA la relazione con l’animale costituisce fonte di conoscenza, di stimoli sensoriali ed emozionali; tali attività sono rivolte al singolo individuo o ad un gruppo di individui e promuovono nella comunità il valore dell’interazione uomo-animale al fine del reciproco benessere. Le AAA in alcuni casi sono propedeutiche alle TAA/EAA e sono finalizzate, tra l’altro, a:
- sviluppare competenze attraverso la cura dell’animale;
- accrescere la disponibilità relazionale e comunicativa;
- stimolare la motivazione e la partecipazione.
La terapia assistita dagli animali (Animal Assisted therapy, AAT) viene definita come un intervento diretto ad un obiettivo in cui un animale che incontra uno specifico criterio è parte integrante del processo di trattamento differenziandosi quindi da una semplice attività di svago sociale (Fine, 2006 citato in Lentini e Knox, 2009).
Approfondendo la relazione uomo-cavallo e le sue implicazioni terapeutiche, la Psicoterapia facilitata dal cavallo (Equine Facilited Psychotherapy, EFP) è un tipo di terapia assistita con gli animali che si ritrova in letteratura con molteplici nomi come Equine-assisted psychotherapy (EAP), equine-assisted experiential therapy (EAET), Equine facilitated therapy (EFT), equitazione terapeutica, equitazione psicoterapeutica e ippoterapia (più frequentemente usata per descrivere la riabilitazione fisica), ecc. (Gasalberti, 2006; Kendall, Maujean, Pepping, Downes, Lakhani, Byrne e Macfarlane, 2015).
Essa può essere definita come un’interazione non ricreativa tra bambino e cavallo con l’obiettivo di recare beneficio all’utente nell’area sociale, emotiva, cognitiva o comportamentale (Lentini e Knox, 2015).
Dal punto di vista dell’efficacia terapeutica, la letteratura evidenzia che i maggiori risultati si ottengono dal punto di vista fisiologico e psicologico. Per quanto riguarda il primo ambito, si riscontrano soprattutto un’aumentata durata della vita fra i soggetti cardiopatici, un decremento dell’ansia, dell’attivazione fisiologica e della pressione sanguigna. Dal punto di vista psicologico un decremento di sintomi depressivi e di ansia nonché un incremento della socialità. A proposito dello sviluppo del bambino sono state osservate le progressive maturazioni delle diverse capacità quali responsabilità, competenza, autostima, apprendimento, autoefficacia, incremento motivazionale e, di notevole importanza, un aumentato livello dell’empatia nei confronti degli altri.
Ma come si spiegano tali risultati?
Nel contesto terapeutico l’animale assume un ruolo di co-terapeuta cosicché il paziente sperimenta maggiore sicurezza e un clima più accogliente ed empatico; semplicemente attraverso il petting, ad esempio, si facilita la self-disclosure e l’incremento della comunicazione. In tal senso si può dire che gli animali “completano” la relazione terapeutica. Per quanto riguarda il cavallo ci sono delle caratteristiche specifiche che lo rendono ideale per il lavoro psicoterapeutico; fra queste rientra il suo movimento naturale tipicamente “a dondolo” che aiuta a rilassare i muscoli e ad aumentare l’equilibrio. La grande taglia dell’animale può anche contribuire agli effetti terapeutici permettendo al cavaliere di esplorare problematiche di vulnerabilità, potere e controllo. Inoltre, l’equide adotta una comunicazione diretta e non doppia, tipicamente chiara e libera da filtri, il che rappresenta un elemento fondamentale per riallenare gli utenti ad una comunicazione diretta ed onesta. Il cavallo può insegnare ai bambini come muoversi nello spazio in uno specifico campo energetico; tale animale, infatti, tende ad essere indipendente e a conservare un certo spazio personale, ma se ci si muove in modo lento e calmo sono loro stessi che diventano curiosi e si avvicinano. La psicoterapia assistita con il cavallo può essere così usata per rompere delle barriere difensive che si possono creare in un setting più rigido e statico quale quello dello studio e della psicoterapia individuale e richiedere al paziente, ma anche al terapeuta, di sviluppare nuovi insight e prospettive nel trattamento delle problematiche emerse. Tyler (1994, citato in Lentini e Knox, 2009), a tal proposito, evidenzia che mentre un terapeuta nel suo studio può talvolta non essere immediatamente consapevole della dissonanza tra comunicazione verbale e non verbale, il cavallo può mostrare subito un comportamento irrequieto o turbato fino a quando il cliente non si pone in un tentativo di coerenza e onestà comunicativa. L’animale, infatti, risponde ad uno stato interno della persona sebbene questa cerca di mascherarlo. Tanto più intenso è il legame che si instaura tra l’utente e il cavallo, tanto maggiori saranno i risultati benefici.
Considerando la fase del grooming, primo approccio al cavallo in cui vengono messi in atto comportamenti di cura nei suoi confronti (strigliare, pulire gli zoccoli, prenderlo e portarlo al pascolo, ecc.), già si possono evidenziare risultati dal punto di vista fisiologico e psicologico. Il comportamento rilassato e docile del cavallo, disposto benevolmente a farsi accudire, interviene sulla produzione d’adrenalina (epinefrina) ed altri ormoni corticosteroidi (i cosiddetti ormoni dello stress) dell’utente con il risultato di una minore pressione arteriosa e ritmo cardiaco e respiratorio decelerato; in pratica, viene trasmesso lo stato di rilassamento, base fondamentale per l’instaurarsi di un rapporto caratterizzato da fiducia e alleanza.
Le attività e le tecniche della psicoterapia mediata dal cavallo (EFP) possono essere o “montate” o “da terra”. Le prime possono includere lo stare seduto sul cavallo sia con la sella che senza, a pelo, cambiare posizione, sdraiarsi sulla schiena del cavallo, esercizi di equilibrio e di stretching sul cavallo, esercizi di rilassamento e meditazione, passeggiate a cavallo, posizioni di volteggio o equilibrio e cambiamenti di posizione sulla schiena del cavallo quando si muove in cerchio. Altri interventi invece sono da terra o “non montati”; questi possono includere l’osservazione del cavallo al pascolo, prendere l’animale dal pascolo o dal branco, mettere la cavezza e guidarlo, “grooming” (pulizia e cura dell’equide), lavarlo, dipingerlo, osservare e commentare il comportamento di un cavallo in risposta al comportamento di un paziente, fare giochi o percorsi ad ostacoli mentre si guida alla lunghina il cavallo (camminare tra i pali, teli o intorno ai coni), far conoscere al cavallo nuovi oggetti, bardarlo (briglie, sella, ecc.), parlare al cavallo con o senza il terapeuta che assiste, fare yoga o esercizi di equilibrio/stretching vicino ad esso o usarlo come supporto, veicolare un messaggio attraverso l’equide, guidare le attività (farlo muovere in avanti) e girarlo alla longia (far girare il cavallo nel tondino con cambi di andature o direzione) (Fine, 2010; Pelletier-Milet, 2012; Knapp, 2013; Kohanov, 2007; Parelli, 2007 citati in Lentini e Knox, 2015). Alcune attività sono quindi simili a quelle delle lezioni d’equitazione, ciò che differisce è che il terapeuta può porre domande introspettive e motivazionali, incoraggiare le associazioni positive, attività di gioco, commentare e richiedere di esprimere le proprie osservazioni ed emozioni sul comportamento del cavallo o di un altro paziente, porre delle sfide e favorire il problem solving attraverso la ricerca di soluzioni concrete, incoraggiare l’uso della metafora e lo storytelling, favorire l’acquisizione di abilità, implementare il role playing e l’uso dell’antropomorfismo, modellare e insegnare una comunicazione chiara ed autentica che include un’accurata interpretazione del linguaggio corporeo, che supporti lo sviluppo dell’empatia e del prendersi cura degli animali e dei compagni, usare tecniche di ristrutturazione cognitiva e comportamentale o aumentare e supportare le attività metacognitive (Kirby, 2010; Trotter, 2012; Beebe, 2008 citati in Lentini e Knox, 2015).
Resana vi offre, grazie alla collaborazione con l’A.S.D. Circolo Ippico Solinio Country Club, la possibilità di svolgere un percorso personalizzato di terapia con il cavallo in un luogo immerso nella natura, sereno ed accogliente in agro di Cassano delle Murge. Per maggiori informazioni, domande e curiosità contattaci.